Ritratti sottobosco

Quando un ritratto vuole essere evocativo e poetico, ma al contempo vicino a ciò che si intente abitualmente per “ritratto”.

Lineamenti che si fondono con i pensieri, con l’idea che ho del soggetto.


Blu cobalto – acquerello su carta

Non credo nel reale, o almeno, non nel comune reale.” 
• B l u C o b a l t o • acquerello su carta
Riesco a sentire il suono della neve che scricchiola sotto le zampe del lupo, il suo respiro caldo. E’ uscito dal bosco per osservarlo da lontano, dall’alto, e così si è avvicinato a me. Il suo sguardo è sicuro, un ululato, e uno scatto all’improvviso lo riporta tra le ombre blu cobalto.

Cervo – acquerello su carta cm 50 x 70

Camilla – acquerello su carta

“..le montagne così bianche, che si confondevano con i sogni”

Autoritrarmi – nel bosco

IMG-20180510-WA0001 Sono nata in un bosco, sulle alpi provenzali. La radura era fresca e le foglie degli alberi mi riparavano dal caldo sole di luglio, ma sventagliavano distratte e ciarliere e diventavano trasparenti e gialle poi bianche poi ancora verdi. Ho aperto gli occhi ma subito li ho richiusi per la troppa luce. Il profumo di terra umida e lavanda rincorreva la danza del vento e delle nuvole grandi e frastagliate, come navi in mezzo ad un oceano sconfinato. Ho sentito il mio respiro ed il battito del mio cuore sussurrare segreti senza suoni ai piccoli frammenti di legno sotto i miei piedi ed ho acciuffato l’inizio di un pensiero, che accanto alla mia mano sinistra attendeva il mio risveglio, posato su un filo d’erba.

IMG-20180510-WA0000 Dopo pochi passi mi accorsi che gli alberi bisbigliavano tra di loro al mio passaggio, senza nemmeno curarsi troppo di abbassare la voce, così che potevo udire il loro scricchiolio preoccupato dalla mia presenza. Solo le tre betulle laggiù facevano brillare le foglie verde chiaro chiamando il mio sguardo, così le raggiunsi. La più grande, avvolta nel suo splendido abito bianco mi chiese: sei stanca? Da dove arrivi?
Stanchissima, arrivo dal cuore buio dell’universo.
Riesci a sentire il ronzio degli insetti e l’erba fresca e soffice sotto i piedi?
Sì.
Allora non temere, sei salva qui avrai pace.
Era immobile mentre mi parlava. Mi resi conto solo allora che il vento, mio compagno fin lì, era svanito. Gli aveva forse chiesto la betulla di allontanarsi per leggere con più attenzione il mio cuore?
Ci abbracciammo e gli infiniti tratteggi grigi sulla corteccia bianca mi raccontarono storie meravigliose di stagioni, di stelle e lune, di fiori e nuvole vagabonde.

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Le cicale mi indicarono un sentiero stretto tra le fronde, che protettive lo avevano tenuto nascosto fino a quel momento. Distinguevo il suono eterno di una cascata. Così come l’acqua incide la roccia, così le lacrime lasciano indelebili tracce sul cuore. Così, come l’acqua di una cascata che incessantemente salta fragorosa, si susseguono attimi e risate e parole ed eventi scroscianti. Il rumore forte della vita copre la malinconia ed il vuoto. Ma paura e dolore come due piccole bestioline del sottobosco restano accucciati su due rocce lucide dietro la cascata. Nell’ombra umida osservano, occhi sgranati, attendono che ci sia uno spiraglio nel muro di schiuma bianca. Li intravedo silenziosi mentre mi avvicino all’acqua trasparente fresca. Raccolgo sassolini tondi e lisci dal letto del ruscello, ogni sasso è un sorriso, un cerchio sull’acqua che si espande. Il ruscello mi parlò a lungo, dei sogni. Segreti sussurrati sulle sue sponde, che galleggiano, come i cangianti riflessi dell’acqua. Di notte le stelle si mettono comode nell’oscurità e chiedono all’acqua di raccontarli, ne scelgono qualcuno, lo raccolgono, lo portano alla Luna per far sì che si avveri.

O P E N poesia visuale

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Hai in comune con il mondo più di quanto pensi, non ci credi? E allora open. In un periodo in cui i governi costruiscono muri Beatrice partendo da una citazione del libro del tè di Kakuzo Okakura invita a mettervi in discussione e interagire con L’opera aprendosi.

Il punto di vista è la nostra personale prospettiva con cui ognuno di noi vede le cose.  Noi vediamo il mondo per mezzo della nostra personale finestra che sono i nostri occhi. L’osservazione non è casuale, più pulita è la finestra meno vediamo il vetro e più possiamo metterci in sintonia con quello che è al di là della struttura architettonica.

Beatrice toglie ogni filtro per non farci vedere DALLA finestra ma ATTRAVERSO essa.

Aprire una finestra è liberatorio, si cambia aria, significa allargare un confine ridotto, guardando oltre e ritrovando noi stessi, ma, allo stesso tempo espandere i nostri orizzonti. Per una volta possiamo guardare dalla finestra di una persona che non siamo noi stessi, per farlo c’è bisogno di ascolto, ed è per questoche le ante lasciano uno spiraglio e non si chiudono perfettamente. Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci mostri il suo punto di vista, in questo caso è di più, ci mostra la sua vita. Il materiale è di Anfo, paese sul lago che è luogo originario della nonna dell’artista e per questo a lei caro. Il blu si delinea come un rimando al colore del lago e psicologicamente colore della calma. E allora, leggete i pensieri di Beatrice, fate un respiro profondo e aprite le ante. Ora,  siete sicuri di sapere veramente  chi siete?

Benedetta Antonia Salvi

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Il presente è l’infinito in movimento.

E’ infinito, come la strada che percorreremo domani,

infinito il numero di occhi che incroceremo

se solo ci decideremo ad alzare lo sguardo.

Infinito il numero di congiunzioni possibili

tra le vite degli altri.

Infinite emozioni dirompenti squarceranno cieli tersi

come temporali estivi.

Infiniti sogni osservando le stelle,

infiniti ricordi scrutando i riflessi nell’acqua.

Infinito dolore che dovremo sopportare,

ma infinita forza che scopriremo di possedere.

Infinito amore, infinita tenacia.

Il presente è infinito, quando tutto è in movimento

e noi congiungiamo passato e futuro,

vivendo.

 

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2018: Odissea nello spazio e nella mente. Mostra collettiva

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Cuore buio dell’Universo – olio su tela cm 100 x 100

Mi affascina l’idea di odissea, intesa come incessante ricerca di un approdo, di pace, di un qualcosa di essenziale. Da sempre ho associato il colore blu a questo concetto. Ho voluto rappresentare l’odissea nello spazio infinito, nel cui cuore ho raffigurato l’idea di un feto come lo vediamo durante l’ecografia, sospeso anch’esso nel buio di un universo.  La Mongolfiera è protagonista durante quest’odissea: è vicina al cuore, all’origine, e vi si sta avvicinando, o allontanando, libera è l’interpretazione.

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L’alba dell’identità – olio su tela cm 70 x 80

Viviamo trascinati dal processo evolutivo, cavalchiamo il progresso nelle tecnologie e nelle scienze, a discapito della nostra natura. Kubrick, nel film, rappresenta lo slancio evolutivo come conseguenza del contatto con il monolite nero: oggetto/soggetto esterno, forse alieno, forse divino, che modifica il comportamento umano. L’epilogo però mette l’uomo di fronte all’impossibilità di superare i propri limiti.  Oggi l’uomo ha bisogno di un impulso che tocchi la propria coscienza e la propria identità. E’ dentro di noi infatti che possiamo ritrovarci ed evolverci con consapevolezza.  Ho contrapposto quindi la Mongolfiera, sferica sfumata sfilacciata, al monolite nero di Kubrick, geometrico e compatto. La Mongolfiera parte dalla Terra, cioè dall’uomo stesso per librarsi nel cielo, non è un oggetto che piomba sull’umanità, ed è molteplice come le sfaccettature dell’Io. E’ l’inizio, l’alba appunto, del ritrovamento di noi stessi, della nostra identità.

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“2018: Odissea nello spazio e nella mente” è la mostra collettiva presentata nello storico contesto di Palazzo Bertazzoli a Bagnolo Mella e che vede protagoniste le opere inedite, ed appositamente realizzate per l’occasione, degli artisti Francesca Kiara, Andrea Bessi, Beatrice Zanardelli, Elisa Bertolini, Manuel Giacometti, M.ONO e SIKU.
Il titolo della mostra, nonché l’argomento con cui gli artisti si sono confrontati per la produzione delle opere esposte, vuole essere un esplicito riferimento a “2001: Odissea nello spazio”, il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick del quale, proprio quest’anno, ricorre il cinquantesimo anniversario dalla sua uscita. Dato il minaccioso addentrarsi dell’evoluzione tecnica nella nostra quotidianità come predetto dal film, ciò che accomuna il sentire di questi artisti, nonostante la diversificazione tematica che le opere espongono, sembrerebbe il bisogno di indagare fenomeni prettamente attuali riappropriandosi di gesti e tecniche manuali, ad invocazione di un necessario ridimensionamento più in sintonia con l’individuo.
L’esposizione si dimostra il risultato di un’analisi a ritroso di ciò che ci ha condotti alla società odierna, divenendo essa stessa metafora del concetto di Odissea, sia quale risultato del vissuto di ognuno degli artisti sia, in senso più ampio, quale epilogo di un sentimento comune che solo l’arte ha il potere di far emergere.
A proposito della sua opera lo stesso Kubrick affermava: “(…) io non voglio precisare una chiave di interpretazione di 2001 che ogni spettatore si sentirà obbligato a seguire, altrimenti lui (lo spettatore) penserà di non aver colto il punto. “ A tal proposito sembrerebbe inevitabile un confronto tra la posizione del regista rispetto ai contenuti del suo film e quella degli artisti nei confronti delle loro opere: sia per Kubrick negli anni Sessanta, che per i protagonisti di questa mostra tutta contemporanea, il prodotto artistico acquisisce forza per la sua capacità ermeneutica, ovvero la possibilità di suscitare nel fruitore un’interpretazione personale e non necessariamente indotta da una chiave di lettura.
E’ partendo da queste premesse che percorrendo “2018: Odissea nello spazio e nella mente” i visitatori si confronteranno con le tele di Francesca Kiara, dal vitale cromatismo pittorico che contrasta con l’aggiunta, da parte dell’artista, di pillole e bugiardini farmaceutici, eco di uno stile di vita sempre più spesso scandito dall’abuso di psicofarmaci. I disegni di Andrea Bessi che con l’incisività tipica del tratto illustrativo, mettono in discussione quelli che sono divenuti i nuovi dogmi tipici di una società sempre più legata all’effimero. I nebulosi dipinti di Beatrice Zanardelli, ludici nella scelta di soggetti come le mongolfiere, ma dagli intenti impegnati in quanto manifesto della necessità di un approccio  svincolato, in cui prevalga il desiderio individuale a ciò che è socialmente imposto. Elisa Bertolini, tra le altre opere, espone una attualissima madre con bambino che viene alimentato da una maschera ad ossigeno: l’abuso da parte dell’uomo delle risorse di cui dispone comporta l’autolesionismo nei confronti della sua stessa specie. Manuel Giacometti, che in quanto street artista si pone come obbiettivo primario della sua poetica l’accessibilità, per l’occasione  propone un fotogramma tratto dal film leitmotiv della mostra e realizzato secondo la sua estetica a lui riconducibile. Sono di Marco Onorio, in arte M.ONO, un ciclo di opere dall’aspetto pittorico nelle quali l’impiego di materiali di sperimentazione, quali stucchi e reti in fibra di vetro, funge da scheletro compositivo, animando le superfici sino a renderle tridimensionali. Infine, si impongono con tutta la forza tipica di chi predilige la tecnica scultorea, tre opere grafiche e una scultura in marmo di Siku, ognuna delle quali ci guida a diversificate riflessioni sull’etica dei comportamenti umani.
Simona Caccia

 

Una torre per l’arte

Una torre per l’arte, a cura di Antonella Bosio  dal 28 aprile al 27 maggio 2018 – Castellaro Lagusello (MN)

Spazio espositivo suggestivo, in un borghetto che è poesia. La salita alla Torre porta ad addentrarsi negli spazi interiori e nei linguaggi differenti degli artisti… E io spero che le mie tre opere suggeriscano l’a l t r o v e.

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La torre campanaria di Castellaro Lagusello è un luogo per l’arte . La salita della torre, per la stagione estiva 2018, sarà arricchita da un’esperienza che, oltre a permettere la visita alle tipiche architetture, a consentire la visione di panorami unici, metterà il visitatore a contatto con un selezionato gruppo di esponenti del panorama artistico contemporaneo. Molteplici personalità e diversi linguaggi ed espressività artistiche, si proporranno al pubblico in visita alla torre costruendo un percorso artistico a completamento dell’esperienza.
alcuni tra gli artisti partecipanti alle diverse sessioni espositive che si alterneranno a scadenza mensile a partire dal 28 aprile giorno di apertura della festa dei fiori.

Rosa Acunzo, Jessica Arici, Michele Avigo, Antonella Bosio, Laura Contrini, Francesca Dolzani, Sarah Mutinelli, Daniela Leone, Carmen Rosa Luzzardi, Michele Penna Art, Liala Polato e Milena Karadzhiyan con Arte Partecipata, Rossella Pirro Telamancina, Gentile Polo, Nadia Soardi, Mary Sperti, Maria Cristina Tebaldi, Moira Linda Toussaint, Rocio Perez Vallejo, Beatrice Zanardelli.

Libellula

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LIBELLULA – acrilico su tela cm 50 x 60

Un viaggio, una tappa in una città incantata, ove il palazzo alto e bianco sulla collina osserva il fiume che abbraccia e racconta voci che vengono da lontano, ma non hanno il tempo di terminare le storie perchè deve correre verso il mare che l’aspetta. E il vento, che scompiglia i pensieri, il ponte spezzato a metà.. da lì si può arrivare ovunque, cavalcando la fantasia. Percorrere i vicoli con il naso all’insù, e in un angolo della piazza ricolma di suoni e istantanee, in disparte finestre socchiuse ed un’anta serrata mi guardano, e fili intrecciati a formare una grande libellula posata, color del cielo estivo la mattina presto, quando l’alba ha da poco sollevato il suo velo lieve e rosato e se n’è andata via.

Myoverwoman

Lavoro realizzato in collaborazione con Myoverrose. A dispetto della distanza temporale e senza voler intaccare la sacralità di questi magnifici dipinti è stato stimolante giocare… una sorta di incantesimo che ha permesso di rivisitare tre tipologie differenti di donne e rendere loro un omaggio.

La donna forte, astuta e affascinante. Sensuale ed audace che con lo sguardo fiero percorre il proprio presente.

La donna elegante e raffinata, che mantiene grazia, e delicata spicca da un mondo complicato.

La donna assorta e romantica, che racconta una dimensione più intima e domestica.

La Giuditta di Klimt, la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci e la ragazza de Triste presentimento di Gerolamo Induno… tre capolavori. La rivisitazione ha riguardato l’inserimento dei box di rose, moderni ed eleganti, e di elementi contemporanei o divertenti come la maschera da ermellino, dato che il box ha “rubato” il suo posto tra le braccia della dama.

Inoltre anche i mezzi sono stati rivisti in chiave più moderna, quindi colori acrilici anziché ad olio, per una pennellata più rapida e leggera.

Ho voluto inserire anche qualche spruzzo di pittura bianca, che utilizzo spesso nei miei lavori per richiamare l’idea del sogno, dell’immaginazione, dell’incanto, quasi che la bellezza di un pensiero artistico, emozionale,spirituale  possa essere rappresentata come una sorta di pulviscolo, che effimero aleggia attorno a noi ogni giorno.