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” dipingere è incanto “

“I miei dipinti sono senz’altro figurativi , realistici, ma un po’ magici. Parto sempre dal dato reale, la natura, i paesaggi, i volti, ciò che i miei occhi incantati “incontrano”. La rielaborazione poi avviene quando la mia anima si riconosce o si raffronta con questa realtà per allontanarsi, muoversi altrove, in una dimensione in cui il tempo è scandito diversamente.”

“My paintings aredefinitely figurative and realistic. I always start from the real thing, the nature, the landscape, the face, whatever my enchanted eyes” meet “. The re-elaboration then happens when my soul recognizes or facesthis reality,allowing me to let go and move to another dimension, (elsewhere),where time is differently timed. ”

La produzione artistica di Beatrice qualcuno potrebbe definirla tendente alla vecchia corrente del realismo magico. Per via forse di quella visione attonita della realtà che appare un pochino sognante. Qualcun altro, invece, erede alla patafisica che come spesso bisogna ricordare non è un movimento, ma in movimento, concorrente al superamento della Metafisica.

Dobbiamo sempre dare l’etichetta dimenticandoci che non per forza bisogna catalogare in una struttura rigida l’espressione artistica di un artista affinché ci risulti più comprensibile. Trovo invece che spesso questo bisogno sia il lampante esempio di come la nostra società abbia la capacità di semplificare e volgarizzare tutto ciò che sgorghi dalla mente umana (e che per questo non sia afferrabile). Un artista non si domanda se possa piacere o meno agli altri, si esprime e basta. Ogni artista dovrebbe poter dire: “è il mio stile la mia personale visione del mio mondo”.

L’arte di Beatrice è autentica e si occupa degli aspetti della realtà che per lei sono fondamentali. E’ uno studio che non mira all’interezza ma ai dettagli, e tenta di superare gli elementi instabili, mutevoli e accidentali. Presenta particolari che cercano di diventare eterni, stabili, necessari e assoluti. E’ diretta a creare una struttura fondamentale di confronto per l’essere umano basato su sentimenti positivi di amore e di semplicità. A volte in quelle persiane socchiuse e romantiche ci traspaiono silenzi. Sono attese, infinite, in cui ci si aspetta che prima o poi qualcuno si affacci. Su  quelle mongolfiere tanto colorate, all’apparenza allegre, inizialmente veniamo trasportati in un viaggio verso l’orizzonte, pieni di fiducia in questa dolcezza vaghiamo senza meta, ma a guardar bene notiamo che c’è un desiderio estremamente forte: quello di parlare con le nuvole.

Beatrice usa molto la tecnica dell’acquarello, famosa anticamente per la facilità di trasporto dei materiali, e quindi usata dai viaggiatori. Con sapiente maestria ci mostra la capacità tecnica del materiale: la leggerezza. Un buon acquarello è leggero.  Un tocco, una macchia che prende forma, una paesaggio, un sentimento, un volto che a seconda dello stato d’animo dell’artista donano al mondo le sue emozioni più remote, nella stessa eleganza e con la stessa leggiadria di un battito d’ali di farfalla. Guardando le sue opere, ci si può addentrare nella profondità del suo mondo senza vincoli, anzi è spesso Lei stessa con le parole ad accompagnarci e guidarci.

La sua continua sperimentazione è ben visibile da passaggi netti da influenze di regole accademiche alla sovrapposizione di materiali, dai cambi di tavolozza a quelli di stile e di pennellata. Una ricerca ancora in fase di sviluppo.

Il modo di dipingere di Beatrice annienta le regole della società e fissa il suo sguardo ben oltre al punto dell’orizzonte, dipinge un mondo fatto di emozioni positive, quasi quelle di una favola come dimostrazione della loro esistenza. E’ una corsa all’eterno, a cui di solito pochi possono accedervi, e che invece l’artista decide con grande generosità di aprire al pubblico senza paura di giudizi.

 

Dott.ssa Benedetta Antonia Salvi